
Integrazione software: come collego ERP e MES senza creare un problema futuro
Focus: integrazione non è collegamento ma scelte architetturali.
Integrazione
Quando mi chiedono di integrare ERP, MES e applicazioni legacy, la prima cosa che chiarisco è che non sto facendo “collegamenti”, ma scelte architetturali. Il problema raramente è far passare i dati: quello lo sanno fare tutti. Il vero rischio è dove metti la logica e chi governa cosa. Se l’integrazione inizia a prendere decisioni di business so già che al primo upgrade tutto si romperà. Io tengo l’ERP e il MES puliti, focalizzati sul loro ruolo, e uso l’integrazione solo per orchestrare e trasformare, mai per decidere.
Chi comanda?
Un altro tema su cui mi scontro spesso è l’idea di fare integrazioni dirette, magari bidirezionali, perché “così è più semplice e veloce”. Quando due applicazioni si scambiano dati, senza un vero livello di governo, diventa difficile capire chi comanda cosa, quando un dato è valido e chi è responsabile se qualcosa va storto. All’inizio funziona, poi arrivano le eccezioni, le sincronizzazioni forzate, i controlli duplicati e ogni modifica diventa un rischio. La bidirezionalità, se non è progettata con molta disciplina, porta facilmente a incoerenze e loop logici che nessuno vuole più toccare.
Perché integrare conviene
Infine, c’è la parte meno visibile ma più critica: i dati. Nella mia esperienza, le integrazioni “falliscono” non perché non funzionano, ma perché producono numeri che nessuno si fida più di usare. Per questo prima di integrare chiarisco sempre chi è il master del dato, quando un’informazione è definitiva e quanto senso ha davvero il tempo reale. Non tutto deve esserlo, e forzarlo spesso peggiora le cose. Un’integrazione fatta bene non è quella più veloce, ma quella che tra cinque anni nessuno avrà paura di toccare.
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